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martedì 22 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Witchy Alphabet. "V"


"V" come "Verga tirsiaca", il simbolismo del Tirso e la sua composizione

"Sul doppio giogo delle rupi delfiche tu lo vedrai
tra fiaccole di pece
danzarvibrarsquassare il tirso bacchico"
Le Baccanti, Euripide

La Verga Tirsiaca era uno degli attributi più comunemente connessi a Dioniso ed in particolare alle Menadi, le sue sacerdotesse. Anche chiamate Tiadi o Mimallonidi erano considerate per la maggioranza donne la cui attribuzione ferina, estatica e sessualmente esplicita rese il culto misterico di particolare valore presso la società greca. Il vestiario delle menadi, che comprendeva corone di edera, pampini o mirto, pelli di animali tra cui il lupo ed il cervo, si connotava anche di una particolare tipologia di picca o verga dalla struttura complessa chiamata Tirso. 

Questo tipo di bastone rituale era composto  di diversi tipi di legno a seconda delle fonti; l'asta poteva essere di Cornus mas o di Ferula communis. Il Corniolo (cornus mas) era utilizzato dai greci per la sua durezza nell'impiego militare per realizzare frecce e giavellotti a manico lungo, con il suo legno fu costruito, secondo l'Eneide, il Cavallo di Troia. il nome di quest'albero viene direttamente dalla radice cornix, ovvero la cornacchia, uccello sacro a questo legno e naturale cacciatore dei frutti rossi di quest'albero.  La Ferula (ferula communis) anche chiamata Ferla è una pianta erbacea perenne molto diffusa nel mediterraneo, la radice del suo nome indica il fusto rigido, diritto. Il nome di questa pianta col tempo divenne sinonimo di bastone sacro tanto che si conservò anche con l'avvento del cristianesimo con l'utilizzo dei bastoni pastorali chiamati appunto ferula. L'asta del Tirso era sormontata da una pigna, spesso intagliata nello stesso legno ma a volte applicata tramite mastici naturali come la resina. Avvolti intorno al Tirso si ritrovano spesso, nelle raffigurazioni antiche, pampini verdi, edera selvatica, bende bianche o pelli di animali annodate. 

La funzione della Verga tirsiaca è esplicitata dalla sua composizione; il richiamo fallico della struttura veniva accentuato nell'uso rituale che se ne faceva durante le "processioni" e le corse selvagge nei boschi nelle ritualità dionisiache: era uso infatti agitare il bastone con un richiamo neanche troppo velato alla masturbazione ottenendo così la catarsi erotica. L'utilizzo del bastone era atto anche, nella follia estatica di danze e canti, a funzione semi-punitiva; venivano letteralmente menati dei colpi con la sua punta a simboleggiare l'atto sessuale della contrazione muscolare. Come richiamo alla fertilità ed alla potenza sessuale  Euripide nella sua celebre opera "le Baccanti" ci offre anche una visione mitologica del tirso; dice che da esso  scaturiva miele. Il richiamo eiaculatorio, di natura prettamente formale, era atto a sottolineare in maniera ancora più esplicitata la valenza rigenerativa e riproduttiva di uomini, fauna e flora; il tutto unito però sotto la comune etichetta del piacere estatico (o in questo caso sarebbe meglio definirlo orgasmico, ma non voglio scandalizzare chi è più sensibile alla tematica). Si ritiene che il Tirso avesse anche una valenza pratica nel rituale dello Sparagmòs, ovvero l'uccisione rituale del cervo rappresentante il dio morente. Fonti infatti citano che l'uccisione dell'animale-Dio avvenisse tramite lo sbranamento (ovvero senza l'utilizzo di alcun tipo di oggetto se non i denti) altre invece coinvolgono il Tirso come mazza-sacrificante. in questa prospettiva, quindi, l'aspetto escatologico della divinità e la sua vicinanza con i culti arborei e ferini si riflettono direttamente sul bastone sacro, sulla sua foggia materica e sul suo uso rituale. 

In relazione all'uso della verga tirsiaca Dioniso viene chiamato Ampelos, "tralcio di vite", KissòsOinops o Oinopos, "edera", Perikìonos, "che si avvinghia alla colonna",  Oinos, "vino", Orthòs, "diritto", phallòs, "eretto", Mainòmenos, "furibondo", Lysios, "il liberatore", Endendros e Dendrìtes "spirito dell’albero", Euànthes, "feconda fioritura".

Altri epiteti erano: Eriphos, "capretto", Melànaigis, "il dio con la nera pelle di capra", Bougenès, "figlio della vacca" e "nobile toro", Omàdios e Omestès, "colui che si ciba di carne cruda", Isodaìtes, "spartitore esatto di carne sacrificale", Zagreùs, "grande cacciatore", Pèlekys, "doppia scure", Eiraphiòtes, "cucito nella coscia", Dimètor, "colui che ha due madri", Pyrìgenos, "nato dal fuoco", Bròmios, "rumoroso", o "il dio del "tuono", Trieterikòs, "dio dei due anni alterni", Nuktèlios, "delle orge notturne", Meilìkios, "dolce mielato" e Iakchos, "il dio portatore di fiaccola nei misteri notturni".





venerdì 18 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Witchy Alphabet. "U"


"U" come "Unguentum Sabbati", l'atto dell'ungersi e le pomate psicotrope

Unguento unguento, 
mandami alla noce di Benevento 
supra acqua e supra vento 
et supre ad omne maltempo

La parola Unguento deriva dal latino "Unguentum" e più profondamente dalla parola "unguem", grasso.  Letteralmente identifica quindi una sostanza molle a base oleosa o appiccicosa che contiene in essa essenze di piante o fiori, resine, polveri o sostanze di origine animale. La sua applicazione può essere sulla superfice esterna del corpo ma anche sulle mucose oppure i punti di maggior vascolarizzazione della pelle. Forma rudimentale di medicamento, l'utilizzo di unguenti è da sempre associato alle pratiche delle donne di medicina praticanti di magia popolare, identificate poi in epoca medievale con la terminologia "streghe" e quindi giustiziate per la loro non inclusione sociale nelle comunità. 

Ben noto nell'immaginario popolare la figura topica della vecchia megera manipolatrice di erbe che sanano ed uccidono, che prepara con saggezza intrugli ed unguenti. La connessione tra il volo al Sabba e la pratica dell'ungersi, però, è relativamente tarda. per fare un esempio concreto, la maggior parte del periodo medievale ha basato la sua linea di sterminio sul Canon episcopi che recitava: "certe donne scellerate, e seguaci di Satana, ingannate dalle illusioni e dalle seduzioni del diavolo, pretendono e dichiarano di cavalcare certe bestie, nella profondità delle ore notturne, insieme con la dea pagana Diana (o Erodiade) accompagnandosi ad una innumerevole folla di altre donne, e affermano di attraversare enormi spazi di terra nel silenzio della notte" non riferendosi però alle effettive tecniche di presunto volo per cui queste donne si sarebbero staccate da terra per seguire il corteo al Sabba. Mentre nel primo periodo il volo era considerato materico, con l'andare dell'epoca medievale e il sostenere la teoria dell'unguentum sabbati si ritenne che esso fosse metafisico, cioè che il corpo della strega restasse nel letto accanto al pio marito mentre l'anima se ne volava a bagordeggiare con Diana. Racconta per esempio Della Porta: 

"Mi accadde di avere a disposizione una vecchia la quale, spontaneamente e in breve tempo, mi offrì la soluzione del problema. Comandò che venissero mandati fuori coloro che io avevo chiamato a testimoniare e mentre noi la stavamo  a spiare da una apertura della porta essa si spogliò e si frizionò vigorosamente con un unguento che, a causa dei suoi succhi soporiferi, la fece cadere in un sonno profondo. Allora noi aprimmo la porta, ma essa, svegliatasi, ci cacciò a male parole, ma poi cadde completamente priva di sensi. Noi ritorniamo fuori e, piano piano, il potere del filtro perde i suoi effetti. Essa si risveglia e incomincia a delirare e dice di aver attraversato mari e montagne e risponde in modo menzognero alle mie domande. Noi affermiamo di non essere convinti di quanto ci dice e lei insiste, perdiamo la pazienza, ma lei si ostina ancora di più. Una esagerata bramosia di sensazioni morbose ha talmente invaso lo spirito umano da trascinare all'abuso delle sostanze che la provvida natura ha messo a disposizione degli uomini. Di molte di esse riunite insieme sono composti gli unguenti delle streghe, I quali, benché siano mescolati a molte superstizioni, mostrano a chi li esamina, che la loro efficacia proviene da forze naturali. Dirò quanto ho appreso dalle streghe. Esse cuociono in un vaso di rame grasso di bambini stemperato con acqua. Cuocendo l'acqua evapora e nel vaso rimane una pasta, a cui le streghe aggiungono aconito, foglie di pioppo, sangue di pipistrello, solano sonnifero e olio. È possibile mescolarvi anche altri ingredienti non dissimili. Appena l'unguento è pronto se ne spalmano il corpo, strofinando la pelle lino ad arrossirla, in modo che si rilasci e si dilatino i pori e l' olio penetri più profondamente nei tessuti provocando una reazione più rapida e violenta".

Tralasciando il fatto che sia una fonte di stampo non neutrale c'è da chiedersi che cosa conteneva essenzialmente, nella realtà, questo composto e in che modo si ottenevano gli effetti di spasmi e distaccamento dal reale. La tradizione cita diverse erbe, piante e fiori dai contenuti velenosi e psicotropi quali l'Aconitum napellus, l'Atropa belladonna, l'Hyoscyamus niger, il Solanum, il Papaver Somniferum e diverse altre sostanze allucinogene. Esse portavano ad una degenerazione della lucidità sensoriale data dalle sostanze presenti nelle erbe che agivano direttamente sui neuroni e provocavano stati di sonno profondo quasi febbrile in cui letteralmente, venendo intossicate, le presunte streghe avevano visioni e allucinazioni. C'è da sottolineare però che il dosaggio di queste erbe era di fondamentale importanza, lo sbaglio anche solo di un pizzico di erba poteva portare alla degenerazione cellulare, al bloccarsi della respirazione, all'infarto ed al catatonismo. L'applicazione di questi unguenti si concentrava soprattutto sulle zone molto vascolarizzate come i polsi, la giugulare o le mucose corporee (per alcuni pii autori medievali l'interazione vagina-unguento venne ripudiata come mero fallocentrismo sessuale e quindi come masturbazione a fini turpi e diabolici). Durante il processo di applicazione era abitudine recitare, secondo i diversi contesti culturali, una sorta di formula o litania atta a rafforzare lo scopo dell'unguento.  

Una strana interazione che ci viene direttamente dalla "magia contagiosa" è l'interazione tra unguento ed arma. "Si ammette e si ripete costantemente" dice Bacone, "che ungendo l'arma che ha inflitto la ferita si cura la ferita stessa". In questa tradizione medievale  di magia popolare l'unguento era composto da particolarissimi ingredienti come il muschio cresciuto sul cranio di un defunto insepolto, grasso di cinghiale ucciso nell'atto dell'accoppiamento ecc. La stranezza e la particolarità quasi alchemica degli ingredienti ne rendevano l'effetto magico. Un'altra tradizione, questa volta britannica, vuole che l'unguento venga applicato ad un particolare pietra circolare considerato un "masso della pioggia" per evitare la siccità dei campi. 


SEZIONE DA LEGGERE PER PURI SCOPI INFORMATIVI, LE PIANTE VELENOSE NON DEVONO ESSERE INGERITE IN ALCUNA MANIERA:

La più celebre formula dell'Unguento sabbatico ci viene direttamente da Paracelso che così descrisse la formula di preparazione: "5 grammi si hashish con aggiunta di un pizzico di fiori di canapa, di rosolaccio, di radice d’elleboro polverizzata e un pugno di semi di girasole pestati. Facendo cuocere questi ingredienti in 100 grammi di sugna, finché l’umidità non sia del tutto evaporata, se ne ricava un unguento con cui strofinare caviglie, collo e braccia". Paracelso descrive gli effetti di questo preparato come "sognare di andare al Sabba".

Altre ricette comprendevano, per esempio: balsamo di Gilead (gemme di pioppo), cinquefoglie (tormentilla potentilla), zafferano, verbena odorosa, foglie di noce, foglie di menta e sostanze psicotope sopra descritte. 

La preparazione di un unguento è un'operazione diluita nel tempo ma molto semplice da realizzare. Una volta che l'oleolito è stato preparato con il metodo a caldo o a freddo viene filtrato con una garza di lino ed è pronto per essere utilizzato. Una nota di attenzione; gli unguenti conservano massimo le loro virtù terapeutiche per tre mesi ma se aggiungiamo alla preparazione il 10% di oleolito di Benzoinio il tempo di tenuta della pomata si prolunga per ben un anno in condizioni ottimali. Una volta fatto l'oleolito delle erbe apposite allo scopo si metta in un pentolino un composto da uno-due cucchiaini di cera d'api, parte dell'oleolito realizzato e se si vuole erbe secche sminuzzate (che possono essere successivamente filtrate o inglobate nell'unguento). Quando il tutto si sarà sciolto e mescolato il composto fluido emanerà un caratteristico profumo di erbe che avrete utilizzato per la creazione dell'oleolito. Come ultima operazione si può filtrare o meno con una garza e versare in un barattolino di metallo o ceramica. Da notare è la consistenza dell'unguento; più si aumenta la percentuale di cera d'api  e più il composto sarà solido. Per il trattamento con un unguento personalmente preferisco le zone dei polsi, le labbra e il collo in corrispondenza della vena giugulare. 

L'immagine posta in alto rappresenta una topica scena sabbatica derivante da un acquaforte tedesca del periodo tardo-medievale. 



mercoledì 9 gennaio 2013

Modern Witch League 5#: Witchy Alphabet. "T"


"T" come "Tavola notturna", la mensa d'offerta alle signore della notte

"Fino a che la grazia non mi farà,
Che gliel’ho chiesta e gliela chiedo di cuore!
Se questa grazia, o Diana, mi farai,
La cena in tua lode in molti faremo"

La tradizione e la credenza nelle Dominae Nocturnae è da credersi collocabile nelle zone italiane e tedesche, si tratta di una particolare forma folkloristica di spiritualità basata sulla credenza nei "cortei delle signore della notte"; una specie di corte errante composta da donne, uomini, spiriti e defunti che vagava in volo tra le terre e portava benedizioni o sciagure alle famiglie ed alle case. A capo di questi cortei vi era una figura femminile, identificabile con numerosi appellativi a seconda delle zone in cui questa credenza è attiva ed identificabile spesso con l'appellativo di "Signora del Giuoco". A questo personaggio è stata sovrapposta spesso la divinità  greco-romana Diana o quella germanica Holle/Frau Holda. I cortei, come già citato, erano soliti, secondo la credenza, soffermarsi nelle case più pulite ed ordinate per riposarsi nella notte fra giovedì e venerdì e se trovavano l'ospitalità di loro gusto, allora benedicevano l'abitazione ed i suoi abitanti, al contrario ne recavano sciagure e maledizioni.  La doppia valenza, positiva ma anche negativa, di questo corteo e della sua signora ha portato alla proliferazione di una ritualità non organizzata e spontanea basata sul concetto di accoglienza per ricevere i favori di queste figure: il banchetto d'offerta anche detto tavola notturna.   

Il tutto si svolgeva molto informalmente; una volta che la cena della famiglia era conclusa la cucina ed il tavolo venivano puliti con cura, si rimpastava il pane e si cuoceva una minestra; una volta pronto il pasto per le Dominae Nocturnae si preparava la tavola per gli insoliti conviviali e si mettevano le vivande al centro del tavolo. Una volta fatto ciò si andava a dormire lasciando la casa al buio completo per attendere la visita del corteo. Se la signora che guida la corte avrebbe trovato l'ospitalità ricevuta di suo gusto avrebbe benedetto la casa, la famiglia ed il futuro di chi abitava fra quelle mura. I cibi utilizzati erano spesso i più frugali dato che questa cerimonia d'offerta veniva associata alle caste più umili e meno colte della popolazione ma essi erano preparati con grande cura. 

Questo tipo di ritualità "non partecipativa" è sorta, a mio parere, autonomamente presso le famiglie che credevano nelle dominae nocturne che, a seconda dei posti, dei periodi e dei contesti sociali vennero identificate come divinità, streghe, fate, spiriti o mortali al seguito di una figura divina. C'è da sottolineare come questo tipo di credenza coinvolgesse gli oggetti di uso quotidiano come scodelle e coppe per l'acqua o il vino, quasi sicuramente utilizzati dalla famiglia stessa per il regolare svolgimento dei pasti. 


lunedì 31 dicembre 2012

Modern Witch League 5#: Witchy Alphabet. "S"


"S" come "Serpente", simbolo sacro e culti serpici presso i celti

"La sua pelle è acqua, la sua lingua è fuoco. 
E' tuo amico. Prendilo. 
Sono come le persone. Puoi amarli per anni, nutrirli, curarli. 
Tuttavia, possono rivoltarsi contro" Olympias 

Il serpente ha da sempre esercitato un particolare fascino nei simboli e nelle mitologie delle culture antiche, esso è entrato di diritto nell'immaginario umano come figura topica e essere inconscio portatore di significati molto diversi tra loro. Data la sua particolare fisiologia è stato sempre delineato in sfere valoriali opposte o contrastanti; l'assenza di zampe, infatti, connotata con la sua vicinanza alla terra, all'umidità ed all'acqua hanno portato il serpente a essere definito "l'alter", il diverso, il lontano da se e quindi portatore di particolari attributi.  

Il serpente quindi presenta una grandissima ricchezza a livello simbolico ed un crogiolo di significati. Per rendere più semplice l'approccio a questi è utile distinguere due filoni di pensiero: l'attribuzione positivistica e quella che invece vede la serpe come simbolo negativo. Nel primo gruppo il serpente rappresenta l'essere primordiale, il perpetuo ciclo ouroborico, il ritorno, il cambiamento, la sessualità, la rigenerazione e l'energia istintuale e passionale. Nel secondo gruppo invece si può trovare il serpente come portatore di valori negativi come la malvagità, la scaltrezza, la distruzione, la menzogna, la freddezza e il "pericolo velenoso". Dagli albori dell'uomo comunque questo simbolo, incarnato in positivo o in negativo, è stato considerato la sede delle emozioni e delle pulsioni umane, un simbolo potente sia delle energie vitali che di quelle mortifere, o portatori di morte. La doppia natura del serpente si rivela anche nel suo modo di muoversi, steso per tutta la sua lunghezza, che evoca la linea retta come la curva, la spirale ed infine il cerchio (e quindi l'ouroboros come ciclico incedere immanentemente presente, come auto-fecondazione e auto-rigenerazione).  un'ulteriore dualismo simbolico vuole il serpente legato a doppia trama sia con il materico che con il non visibile (nel suo strisciare nel fango e sulla superficie del terreno e nel suo rintanarsi nelle fessure della terra ricavandone così anche un valore fortemente ctonio). Tralasciando il simbolismo negativo della serpe, che tutti conosciamo essendo sottoposti ad un cattolicesimo imperante, nella sua visione positiva è legata anche all'anima dell'uomo e persino, secondo le parole di Bachelard "l'archetipo dell'anima umana". Sul piano simbolico è inoltre associato alla pioggia e di conseguenza alla fertilità; in quanto attributo divino esso ha quindi un forte potere fecondatore sulla flora in quanto acqua ma anche su animali ed uomini traslandone il simbolismo con quello dello sperma. Le tradizioni lo vogliono legato ai quattro elementi aristotelici: la terra per la sua vicinanza fisica, il fuoco per il suo morso ed il veleno, l'acqua per la sua pelle e l'aria per il respiro e la contrapposizione mitica aquila-serpe. Un'altra potente simbologia, già prima accennata con l'attribuzione alla fertilità, vede il serpente associato al simbolismo fallico e quindi espressione della penetrazione e della potenza virile. Ulteriore attributo, connotato in positivo e negativo a seconda delle culture, vede la serpe come portatrice di conoscenza e sapere, fisico e spirituale. 

Nella cultura celtica il serpente rivestiva un simbolismo importante; qui però si deve distinguere come il culto del serpente poteva essere esplicitato. Tra le divinità druidiche ci sono animali come il lupo e il serpente, che non sono considerate vere e proprie divinità a tutto tondo ma incarnano simbolicamente gli spiriti della natura. Il serpente ad esempio è lo spirito della medicina, della salute, del mistero, della magia, ad esso si attribuisce conoscenze e saggezza. Tra le distinzioni del culto del serpente possiano trovare:
1 Culto della discendenza. Tra i nomi celtici che esplicitavano la discendenza animale si poteva distinguere in due filoni: la discendenza clanica che dava il nome al clan  ed i nomi propri. I secondi sono nomi totemici e derivano direttamente dai primi ("Il totemismo è un affare del clan mentre il totem è personale" J. A. MacCullock). In sintesi il serpente veniva venerato come animale discendente della famiglia clanica e poteva concretizzarsi come totem personale. 
2 Tabù animale e preservazione. Se il culto del serpente era diffuso presso una società clanica a quest'ultima era espressamente fatto divieto di uccidere o ferire l'animale sacro. Il non rispetto di questa norma portava, secondo la tradizione, a conseguenze disastrose; per esempio nelle saghe irlaendesi Conaire, figlio di una donna e di uccello divino in grado di prendere forma umana, perde la vista per aver cacciato uccelli.   
3 Pasto sacro. In determinati giorni durante l'anno si officiava la caccia rituale dell'animale sacro con successiva processione per il villaggio. Il pasto rituale era un momento catartico della venerazione clanica totemica; si assumeva l'animale per rinsaldarne il legame facendo ad esso offerte e "diventando" l'animale stesso. 
Il culto totemico, di natura più primitiva presso i celti fu susseguentemente sostituito con la concezione di divinità antropomorfe o che portavano attributi animali (se non l'animale stesso). Così è possibile ritrovare il serpente in mano al Cernunnos celtico (il nome di questa divinità non è ricostruibile dato che non fu registrato dai romani che lo chiamarono "il cornuto" o "il portatore di corna", Kernunnos appunto).  questa modifica portò all'abolizione dei tabù alimentari ma conservò però il nome clanico congelandolo nelle effigi familiari, veri e propri blasoni delle casate. Presso le popolazioni celtiche il simbolismo del serpente si legava principalmente alla divinità maschile Cernunnos ed a quella femminile Brigid. 


mercoledì 26 dicembre 2012

Modern Witch League 5#: Witchy Alphabet. "R"



"R" come "Radice", l'utilizzo rituale dei fittoni, ceppi e bulbi in stregoneria

"Hide the alraun away in a dark place until you call upon it. When you do, offer it milk and honey, or wine, or blood depending on your purpose. Treat the alraun as a beloved child or family member. Speak to it sweetly. It is incredibly dangerous to throw one away or sell an alraun for less than you bought it for. It is a sentient familiar spirit and not a curio to be tossed aside. The alraun has the power to bless or curse its owner so think carefully on your intent before making one".

Le parti radicali di erbe, arbusti ed alberi sono da sempre state utilizzate nelle pratiche di fedi religiose legate alla magia ed all'animismo. Le radici assumevano in se lo spirito arboreo della pianta stessa che generavano e nutrivano in valore all'assimilazione delle funzioni degli organi della radice con la pianta stessa rivestita di un qualche simbolismo a seconda delle culture di appartenenza. La radice ha infatti il compito, in botanica, di assimilazione dell'acqua e sali minerali dal terreno, ma anche di conduzione, riserva, ancoraggio della pianta al substrato terroso. Interviene inoltre nella sintesi di particolari ormoni vegetali ed è implicata in vari processi di simbiosi della pianta. In questo testo non tratterò degli usi delle radici in decotti e sacchetti ma dell'uso delle parti delle radici come enti animate, ovvero latrici dello spirito arboreo della pianta. 

La più famosa mitologia e ritualità legata all'universo delle radici in magia è data dalla Mandragora officinarum, una pianta erbacea perenne della famiglia delle Solanacee di media altezza che fiorisce da fine inverno a primavera inoltrata con i caratteristici fiori violacei ermafroditi che danno alla pianta la possibilità di auto-fertilizzarsi grazie all'aiuto di api e farfalle. La struttura delle radici, che la tradizione popolare vuole somigliante al corpo umano è data dalla divisione del tubero a carota in due tronconi. La nascita mitica della mandragola o mandragora ci viene direttamente dall'epoca medievale; la superstizione vuole infatti che essa nasca dallo sperma caduto sul terreno di un condannato a morte, spesso riferito in tradizioni come "l'impiccato".  Molteplici sono le indicazioni sulla raccolta di questa radice, ci sono tradizioni che vogliono che si faccia con le orecchie tappate con cera, altre che prevedano che sia un cane a sradicarla ed altre ancora che prevedono che un ragazzo vergine possa resistere al canto/grida della pianta sradicata dal suo ambiente naturale.  

"Conseguentemente si suggeriva di disegnare tre cerchi con un ramo di salice, o una spada di ferro attorno alla pianta, (in questo specifico caso il cerchio preserva chi è fuori). Poi doveva essere smossa la terra intorno alla radice, ammorbidita con urina femminile e solo a quel punto una vergine avrebbe potuto raccoglierla, guardando a ovest e ponendo attenzione al vento poiché il suo profumo poteva ammutolire o creare allucinazioni tali da condurre alla pazzia".  

Successivamente alla raccolta, se la radice veniva utilizzata come feticcio rituale, cioè come vero e proprio corpo dello spirito della pianta (questo è retaggio degli antichi culti arborei) era usanza nutrire e purificare la radice con vino e latte. Radici di mandragola intagliate, tra cui una in cui è rappresentata una donna che tiene tra le braccia un bambino, sono state ritrovate Costantinopoli, Damasco, Antiochia e Marsina.
Spesso dopo una cura intensiva della radice con olio ed oleoliti essa veniva intagliata e per essa veniva creata una vera e propria scatola; in alcune tradizione germaniche definita come "bara" in quanto la natura prettamente ctonia delle radici le lega all'universo della morte, degli avi e del "mondo di sotto". Successivamente alla radice sacra venivano confezionati dei veri e propri abiti o, in alternativa in alcune correnti religiose, un panno da avvolgergli intorno a mo di sudario.

Questo utilizzo delle radici è da ricondurre direttamente ad uno scopo talismanico degli enti; la radice si fa diretta portatrice delle virtù, magiche e terapeutiche della pianta/dell'albero. Essa è in sintesi lo spirito della pianta e la personificazione del genere di pianta prescelta per la realizzazione del manufatto; è una entità pensante legata a doppio filo al suo realizzatore (in certe visioni religiose infatti la radice non può essere mostrata a nessuno) e per esso assume l'aspetto di figlia/figlio, madre/padre, nonna/nonno. L'ultima precisazione del caso vuole che ci sia una netta divisione tra le radici rituali e i famigli o "servitori delle streghe". Le prime infatti non sono soggette alla mera volontà del suo realizzatore poiché appartengono a uno "spirito proprio" e quindi sono una vera e propria arma a doppio taglio se ignorate, derise o cedute ad altri. I secondi invece sono di natura prettamente servile, nel medioevo era infatti associato a questo termine qualsiasi creatura che ospitava in se uno spirito servitore della strega stessa. 

mercoledì 19 dicembre 2012

Nei pressi di Yule



"Non c'è il tempo per chiamare i segni
ne per brandire il pugnale
un soffio di vento, di oli i polsi pregni;
una scatola di erbe, ossa di animale.

Se tu mi senti,  percepisci nel petto il mio pulsare, 
guarda con me la luna crescente, 
e ascolta la litania ed il mio cantare.

Per Amore, un essere evanescente."

P.

martedì 18 dicembre 2012

Modern Witch League 5#: Witchy Alphabet. "Q"


"Q" come Quercia, culti arborei, falò e corone sacre


"Sembravi morta. E ancora affidi all'aria       
con l'ultima fronda contorta       
lunghi sottili fremiti di vita.       
Può mordere la sega i tuoi profili,       
aggredirti la scure a colpi ciechi,       
incenerirti la folgore.       
Nulla ruba gli echi al tuo cielo"

La quercia in se è considerato l'albero sacro per eccellenza presso i popoli nord europei. Rientra nel pantheon degli alberi sacri proprio dall'origine del culto arboreo; la sua onnipresenza nelle mitologie europee ci riconduce infatti all'accreditata ipotesi antropologica che questa pianta fosse presente come culto ancestrale prima della divisione e susseguente dispersione delle popolazioni nordiche che, deduttivamente, vivevano in un ambiente ricco di foreste, in cui la predominanza era di querce o farnie. un rito comune legato alla quercia era l'accensione del fuoco sacro alimentato proprio da questo legno in cui venivano bruciate le offerte che potevano essere di diversa natura (N.B. presso alcune popolazioni i falò erano delle proprie "pire funerarie" in cui venivano offerti esseri umani e ivi bruciati per il consenso-la benevolenza della divinità). Incerta è la posizione rituale della quercia tra i Celti ed i lucani ma sicuro è il ruolo sacro ad essa attribuita presso le popolazioni di stampo germanico. 

Caratteristica peculiare dei fuochi sacri di quercia era data dall'accensione; non erano in uso infatti pietre atte a produrre scintille ma esso veniva essenzialmente infiammato tramite lo strofinamento di due pezzi di questo legno (così come per gli attuali "fuochi della miseria"). Sempre riguardante il fuoco sacro, spostandoci in ambito nostrano il fuoco delle sacerdotesse vestali, braciere che non doveva mai essere spento, era alimentato con il legno di questa pianta. Un'usanza germanica riguardante il falò di mezz'estate riguardava il bruciare un ceppo di quercia e spargere le sue ceneri, miste alle granaglie, nei campi in modo da propiziare la semina e nel contempo proteggere il raccolto da ladri, malattie e malefici. 
Riguardante i sacrifici bruciati sui falò di quercia è utile puntualizzare un'informazione; ciò che veniva arso e quindi moriva sul piano fisico non solo rappresentava l'offerta ma diveniva la personificazione dello spirito della quercia immolato. Il sacrificio risultava quindi dalla doppia valenza: richiesta e celebrazione del divino. 
Sorvolerò, in questo brano, sul legame vischio-quercia data l'ampissima mitologia e ritualità ad esso collegata, cercando invece di trattare un argomento settoriale: l'utilizzo delle fronde di quercia nell'uso sacrale, nella pratica e nell'uso come corone. 

Una tradizione legata agli incantamenti legati alla quercia ci viene dai romani per combattere la siccità.  avendo già trattato la magia tempestaria nella lettera "M" citerò questo caso solo in sintesi. Tra i greci ed i romani era tradizione, nel vedere le piante da sementi inaridirsi, l'immergere più volte una frasca di quercia in una fonte (la più famosa per questi riti era la sorgente sul monte Liceo) smuovendo l'acqua e spruzzando l'area ed i partecipanti con tale acqua.  Da tale pioggia simbolica la tradizione voleva che si alzasse una nuvola che ben presto avrebbe condotto l'acqua sui propri campi. 
Per quanto riguarda l'uso delle foglie e dei rami di quercia come corone, da capo o da porta, il simbolismo si ricollega alla classica valenza della quercia: la forte mascolinità, l'utilizzo protettivo e l'incremento della forza. Se la corona accoglieva in se anche le ghiande si ricollegava alla prosperità (le ghiande erano infatti l'alimento principale delle popolazioni più povere che ne ricavavano dall'essiccazione e frantumazione una sorta di farina). Le corone da indossare fatte di questo materiale erano indossate prevalentemente dalla popolazione maschile; le donne, invece, realizzavano le loro corone con spighe e fiori selvatici. 

La fotografia posta in alto riguarda un rituale del solstizio d'estate del 2010 in Lettonia derivante da una religione legata al paganesimo antico (a quanto sembra dall'epoca del bronzo). Per info su questo rito: Cliccare quì